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Archive for June, 2006

Te la do io la “3″

La Gabanelli ha realizzato per Report un servizio (video, testo) sulla società di videofonini “3″, celebre per aver avuto come testimonial il prescritto Andreotti. Dopo aver visto la puntata, secondo la “3″, 18.000 persone hanno disdetto l’abbonamento e 35.000 persone hanno rinunciato a diventare clienti. Invece di confutare, di discutere, di spiegare i temi trattati nella trasmissione, la “3″ ha chiesto un risarcimento alla Rai, e quindi agli italiani visto che la Rai è pubblica. Il risarcimento è di 137,5 milioni di euro. Il servizio di Report sulla “3″ riguardava il ritardo della sua quotazione in borsa e i suoi servizi a contenuto erotico. La Rai non si è fatta per nulla intimidire e ha sottoscritto un contratto con la “3″ per la distribuzione su videofonino della sua programmazione. Tra un porno autoprodotto e l’altro potremmo vedere “I fratelli Karamazov”, “I Promessi Sposi”, “La Piovra” e, ma questo non posso accettarlo, anche “Te la do io l’America” e “Te lo do io il Brasile”. No! Tra tette e culi di casalinghe frustrate io non ci voglio finire e ho deciso di fare causa alla Rai per il doppio della “3″. I gemelli GentiloniRutelli dormono? La Rai ha venduto tutta, dico tutta, la programmazione delle tre reti rai disponibile on line per otto miserabili milioni di euro all’anno a una società che le fa causa? Otto milioni per una programmazione che vale centinaia di milioni di euro e che si può vendere sul mercato internazionale? Vorrei sapere il nome di chi ha deciso questo esproprio fatto ai nostri danni di trasmissioni pagate con il nostro canone. Vorrei sapere chi ha fatto il prezzo. Vorrei sapere tutti i retroscena. Vorrei sapere se c’è un magistrato che vuole interessarsene. Le trasmissioni della Rai sono dei cittadini italiani, non si svendono e soprattutto non si mescolano al porno fai da te. da: Blog di Beppe Grillo

Colpevoli, colpevoli, colpevoli!

La IV sezione della Suprema Corte conferma le condanne, già inflitte in appello, ai manager di Montedison che ricoprirono ruoli di primo piano al Petrolchimico di Porto Marghera nei primi anni Settanta: un anno e sei mesi di reclusione (con sospensione della pena) ad Emilio Bartalini, responsabile del servizio sanitario dal 65 al 79, ed ai direttori Renato Calvi, Alberto Grandi, Pier Giorgio Gatti e Giovanni D’Arminio Monforte. La condanna è stabilita in relazione alla morte per angiosarcoma del fegato (lo specifico cancro correlabile al cvm, cioè alla sostanza cancerogena denominata cloruro di vinile monomero) dell’operaio Tullio Faggian, deceduto nel 1999. In tutto i casi di angiosarcoma trattati nel maxiprocesso sono sette, ma i tempi diversi in cui sono avvenuti gli altri sei decessi ha fatto intervenire la prescrizione. I giudici hanno condannato, tra gli altri, la presidenza del Consiglio dei ministri pro tempore, il ministero dell’Ambiente, oltre che la Edison Spa, e gli ex manager del Petrolchimico, tra cui Lorenzo Necci, al pagamento delle spese processuali.