the wave after the cloud
Dopo la moda del cloud computing si prevede un’ondata (tipo tzunami?) che probabilmente spazzerà via un bel po di (a)social-network (magari riuscisse a spazzare via quel porcile che è faccialibro!).
Dopo la moda del cloud computing si prevede un’ondata (tipo tzunami?) che probabilmente spazzerà via un bel po di (a)social-network (magari riuscisse a spazzare via quel porcile che è faccialibro!).
La nuova moda è il cloud computing. Un termine abbastanza nuovo per indicare un trend che è in atto già da diversi anni, quello delle web application.
Tra le soluzioni “cloud” più note abbiamo Google con Google apps, Analytics, Ad manager, Amazon con i ben noti (grazie al “nostro” Simone Brunozzi) AWS ovvero tutti gli strumenti necessari per sviluppare un’applicazione con un elevato livello di scalabilità a costi abbordabili per una startup, inoltre abbiamo un CRM salesforce, per una intranet pbworks(fino a ieri pbwiki), per gli sviluppatori assembla, github e pivotal tracker e così via..
Tutti questi prodotti hanno un vantaggio enorme rispetto alle alternative tradizionali: permettono di tagliare via i costi di manutenzione, aggiornamento ed infrastruttura necessari per “portarsi in casa” un software.
ma ma ma ma
se ogni cosa ha un costso, qual’è questo costo nascosto delle applicazioni cloud?
Il costo è in sicurezza. Le cose “brutte” che possono capitare sono diverse (cercando un’ordine di probabilità):
Nella maggior parte dei casi inoltre è estremamente difficile per il cliente valutare il livello di sicurezza dell’infrastruttura IT del fornitore e scommetto che sono ben pochi i contratti che tutelano l’utente.
Un mio spassionato consiglio se ci si vuole affidare ad i servizi cloud è quello di cercare soluzioni che permettono un rapido ed agevole distacco dal fornitore. Non lasciarsi incastrare. Tenere sempre a portata di click la migrazione ad un’altro fornitore.
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