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la BOIRON minaccia i blogger?

Mi è già capitato di scrivere riguardo all’omeopatia e chi mi conosce sa bene come la penso. Ma è successo che una nota multinazionale che produce farmaci omeopatici, la BOIRON, ha deciso di minacciare un blogger per alcuni post ad essa riferiti (link al primo ed al secondo).
Ho sempre creduto che fosse l’ignoranza a permettere a queste pratiche di diffondersi, infatti appena si spiega in dettaglio come funzionano la gente capisce che si tratta di cialtronerie. Immagino che sia per questo che la multinazionale (689 milioni di euro di incassi nel 2010, oltre 4000 dipendenti) si sia messa a minacciare chi ne parla.
Temo che la Boiron abbia capito ben poco di Internet, una minaccia ad un blogger non può che trasformarsi in un boomerang per loro, infatti la vicenda sta facendo il giro della rete ed ora i siti da minacciare si moltiplicano a macchia d’olio! La Boiron avrebbe dovuto munirsi di pazienza, ed anziché far scrivere una lettera minatoria dal loro avvocato avrebbe dovuto fare come fanno tutti, ovvero commentare il blog spiegando perché e dove vi sono errori, e perché l’omeopatia invece funziona… sempre che questo sia possibile.
UPDATE, aggiungo un video divertente sull’omeopatia:

Diffusione di Internet in Europa

Mentre la diffusione di internet è in crescita in tutto il mondo, in Italia addirittura cala, lo dice il rapporto Eurostat pubblicato il 2 dicembre scorso. Oltre ad avere un trend di crescita invertito l’italia è anche agli ultimi posti per diffusione – messi peggio di noi ci sono solo Bulgaria, Grecia e Romania. Questo dimostra che oltre alle chiacchere i governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno combinato nulla di buono.

 

Internet access by households (%)
Internet access Broadband
2006 2007 2008 2006 2007 2008
EU27* 49 54 60 30 42 48
Belgium 54 60 - 48 56 -
Bulgaria 17 19 25 10 15 21
Czech Rep. 29 35 46 17 28 36
Denmark 79 78 82 63 70 74
Germany 67 71 75 34 50 55
Estonia 46 53 58 37 48 54
Ireland 50 57 63 13 31 43
Greece 23 25 31 4 7 22
Spain 39 45 51 29 39 45
France 41 49 62 30 43 57
Italy 40 43 42 16 25 31
Cyprus 37 39 43 12 20 33
Latvia 42 51 53 23 32 40
Lithuania 35 44 51 19 34 43
Luxembourg 70 75 80 44 58 61
Hungary 32 38 48 22 33 42
Malta - 54 59 - 44 55
Netherlands 80 83 86 66 74 74
Austria 52 60 69 33 46 54
Poland 36 41 48 22 30 38
Portugal 35 40 46 24 30 39
Romania 14 22 30 5 8 13
Slovenia 54 58 59 34 44 50
Slovakia 27 46 58 11 27 35
Finland 65 69 72 53 63 66
Sweden 77 79 84 51 67 71
United Kingdom 63 67 71 44 57 62
Iceland 83 84 - 72 76 -
Norway 69 78 84 57 67 73
Croatia - 41 45 - 23 27
* Excludes Belgium in 2008.

 

La crociata del ministro contro Internet Libera

La crociata che le forze politiche (e non solo italiane) stanno cercando di compiere con l’obiettivo di censurare Internet è semplicemente assurda. Oggi il capro espiatorio è il video del ragazzo down pubblicato su Google, ieri era la pedofilia, la lotta alla pirateria, al gioco d’azzardo.. Ciò che in realtà Internet ha tolto loro è la capacità di controllare la rete, i suoi contenuti vorrebbero poter controllare Internet così come controllano la RAI. Le cose vanno molto meglio in cina(*) dove per lo meno le ragioni della censura non sono mascherate da falsi moralismi. Mi auguro che il Ministro sia solo mal consigliato, o che semplicemente non sappia di cosa parla. (*) affermazione fatta ovviamente in senso ironico! Riporto qui la lettera aperta di Marescotti al ministro tratta da peacelink:
Gentile Ministro,
sono un insegnante di scuola media superiore. Quindici anni fa, con alcune persone che amavano la libertà e credevano nel valore della nonviolenza, ho fondato PeaceLink, una rete telematica per la pace. Chi le scrive pertanto è strutturalmente contrario ad ogni tipo violenza, tanto alla guerra di invasione quanto al bullismo nella vita quotidiana. Ripudio ogni sofferenza inflitta a un’altra persona. Mi sono quindi naturalmente indignato di fronte ai video diffusi su Internet che riprendono un ragazzo autistico subire ripugnanti soprusi in un istituto tecnico superiore di Torino. Tuttavia la terapia che è stata scelta – ossia inquisire i rappresentanti di Google Italia – mi sembra peggiore del male che si vuole curare. E non ho per nulla condiviso la sua opinione secondo cui i siti Internet debbano essere equiparati a testate giornalistiche. Lei ha affermato: “Ritengo che la decisione della procura sia un motivo in più perchè il Parlamento riveda l’assetto normativo in materia. Come ho più volte sostenuto non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta stampata e tv e uno per la rete internet. Il rispetto della dignità umana è uno solo”. E ha aggiunto che “il principio di responsabilità non può essere declinato a seconda del mezzo di trasmissione su cui viaggia un reato”. Tutto ciò non porta da nessuna parte, come le “gride” contro i “bravi” di manzoniana memoria. Se lei consultasse qualche esperto scoprirebbe che Internet è così articolata da farsi beffa di queste dichiarazioni. Internet continuerà a funzionare come sempre ha funzionato e potremo sempre trovare un sito nel più sperduto posto del mondo che ospiterà un video ripugnante, raggiungibile in quasiasi momento sia per memorizzare sia per scaricare un contenuto immorale, riprovevole e disumano. E anche quando saremo stati capaci di compiere l’impossibile missione di controllare tutti i server del mondo in tutti gli stati del mondo – non ci riesce Bush non vedo come ci riuscirebbe la nostra magistratura – non saremo mai e poi mai capaci di controllare le reti peer-to-peer con cui milioni di utenti mettono i comune i contenuti dei loro hard disk rendendo condivisibili, nel bene e nel male tutti i file, da quelli musicali ai video. Vuole controllare tutto questo estendendo la legge sulla stampa ai siti Internet? Tempo sprecato. Non servirà a bloccare gli odiosi e ributtanti filmati che sono stati diffusi su Interet. Tutto continuerà come prima. Il solo effetto che avrà la sua iniziativa – se andasse in porto – sarebbe solo quella di mettere in seria difficoltà i siti liberi italiani, come PeaceLink. Fra qualche ora, nella notte, non potremo controllare l’utente che scriverà sul nostro sito. Potremo a posteriori rimuovere un suo messaggio ma non potremo a priori bloccarne la diffusione. Potremo cooperare per riportare dignità nella rete ma non possiamo bloccare i polpastrelli e i neuroni di chi si collega a noi. Gentile Ministro, la sua scelta di equiparare Internet alle testate giornalistiche non è efficace per lo scopo che lei si propone, se lo faccia dire da chi ha cognizione della materia. La sua dichiarazione è solo frutto di scarsa esperienza. E un Ministro non può farsi guidare da un impeto di passione sorretto da una sostanziale non competenza in una materia che non padroneggia. Tutto questo – anche se animato dai migliori propositi – finisce infatti per produrre l’opposto di ciò che si vuole ottenere. Le mie idealità, finalizzate a costruire una telematica per la pace e la nonviolenza, coincidono completamente con gli obiettivi che lei vorrebbe raggiungere, ma i mezzi da scegliere – per me – divergono completamente da quelli che lei propone. Occorre responsabilizzare profondamente le famiglie e gli insegnanti, non può essere Google a controllare al posto di un genitore che ha rinunciato a svolgere il suo compito educativo. Non può essere il gestore di un sito a intercettare alle due di notte (e come mai farà?) l’upload di un giovane diseducato ai valori civili e umani, che evidentemente vive in una scuola superficiale, indifferente e formalistica che non si accorge della mostruosità e della violenza che cova dentro di sé. Il problema è questo: quel giovane potrà anche non fare l’upload ma in ogni caso avrà violentato, o maltrattato un altro essere umano, e vietare un upload non significherà aver ridotto la violenza o aver restituito dignità a chi è stato sfregiato nell’animo e nel fisico. Potremo rompere gli specchi che riflettono la realtà ma – ciò facendo – non avremo sradicato la violenza, ne avremo eliminato solo il riflesso. Pertanto – gentile Ministro – da nonviolento, da insegnante e da persona che ha vissuto come pioniere la nascita della telematica sociale in Italia, la invito a riflettere, ad aprire un dibattito e a condividere con noi docenti un percorso educativo che porti a fare di Internet un mezzo di libertà, di liberazione e di dialogo. La violenza la potremo eliminare non mandando Google in tribunale e intentando delle cause perse, ma costruendo una società in cui la guerra, la mafia e la violenza vengano contrastate con convinzione. Gentile Ministro, piuttosto che lanciare crociate impossibili per “pulire Internet”, cerchiamo almeno di pulire i partiti e di fare una legge che tolga dal Parlamento di tutti quei personaggi che – come hanno documentato Beppe Grillo e Marco Travaglio – non sono in regola con la Giustizia: “Parlamento Pulito” è possibile, signor Ministro. Forse questo darebbe ai giovani il segnale che gli adulti fanno sul serio. E che l’impunità non sempre è garantita. Non si può gridare contro l’impunità in Rete e poi consentire l’impunità nel Palazzo. Un cordiale saluto Alessandro Marescotti Docente di scuola media superiore Taranto

Amnesty International contro la repressione su Internet

Ferma la repressione su Internet, proteggi l’umanità, questo il titolo della nuova campagna lanciata da Amnesty International. Internet è diventata la nuova frontiera nella lotta per la tutela dei diritti umani, man mano che i governi “con l’aiuto di alcune tra le maggiori aziende info-tech del mondo” reprimono la libertà d’espressione. Chat room monitorate. Siti web bloccati. Motori di ricerca censurati. Gente sbattuta in prigione semplicemente per aver diffuso e condiviso informazioni. Per far fronte a questa nuova minaccia, Amnesty International e The Observer hanno avviato questa nuova iniziativa comune. La campagna porterà in primo piano gli individui condannati al carcere per aver espresso pacificamente il proprio pensiero online. Metterà allo scoperto il ruolo delle grandi aziende informatiche che collaborano con i governi nazionali nella respressione dei diritti umani. E punterà a superare la censura consentendo alla gente di diffondere quelle informazioni che le autorità hanno cercato di bloccare.