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cloud – ma ma ma

La nuova moda è il cloud computing. Un termine abbastanza nuovo per indicare un trend che è in atto già da diversi anni, quello delle web application.

Tra le soluzioni “cloud” più note abbiamo Google con Google apps, Analytics, Ad manager, Amazon con i ben noti (grazie al “nostro” Simone Brunozzi) AWS ovvero tutti gli strumenti necessari per sviluppare un’applicazione con un elevato livello di scalabilità a costi abbordabili per una startup, inoltre abbiamo un CRM salesforce, per una intranet pbworks(fino a ieri pbwiki), per gli sviluppatori assembla, github e pivotal tracker e così via..

Tutti questi prodotti hanno un vantaggio enorme rispetto alle alternative tradizionali: permettono di tagliare via i costi di manutenzione, aggiornamento ed infrastruttura necessari per “portarsi in casa” un software.

ma ma ma ma

se ogni cosa ha un costso, qual’è questo costo nascosto delle applicazioni cloud?

Il costo è in sicurezza. Le cose “brutte” che possono capitare sono diverse (cercando un’ordine di probabilità):

  • Se il costo di una eventuale migrazione è alto l’azienda fornitrice potrebbe, una volta ottenuto un parco clienti sufficientemente ampio, aumentare i listini a sua discrezione (vendor lock-in) – come penso che potrebbe fare skype in futuro
  • L’azienda fornitrice può decidere di proseguire lo sviluppo del software in una direzione a noi non congeniale, saremo costretti a migrare altrove (sostenendo i costi di migrazione) o tenerci un prodotto che non ci soddisfa
  • L’azienda fornitrice può essere acquisita (magari da un’azienda concorrente che vende soluzioni non cloud) e seguire nuove direzioni come policy aziendale (es: bloccare il “rivale” cloud) , saremo anche in questo caso costretti a migrare altrove
  • L’azienda fornitrice può improvvisamente fallire (è successo a worldcom, enron etc. etc. ) e ci si può trovare in grossi guai da un giorno all’altro

Nella maggior parte dei casi inoltre è estremamente difficile per il cliente valutare il livello di sicurezza dell’infrastruttura IT del fornitore e scommetto che sono ben pochi i contratti che tutelano l’utente.

Un mio spassionato consiglio se ci si vuole affidare ad i servizi cloud è quello di cercare soluzioni che permettono un rapido ed agevole distacco dal fornitore. Non lasciarsi incastrare. Tenere sempre a portata di click la migrazione ad un’altro fornitore.

Un buon motivo per non utilizzare Skype

Anni fa i sistemi operativi degli utenti non erano dotati di posta elettronica ne di browser. Ricordo bene quando Mosaic (allora era il browser più diffuso) ed il suo neonato rivale Netscape Navigator si contendevano il primato nella guerra dei browser. Poi nacque Internet Explorer che spiazzo tutti proprio perchè incluso all’interno di Microsoft Windows 95.
Da allora Microsoft riuscì a portare via utenti Netscape quotidianamente anche grazie alla differente implementazione degli standard. Da allora la quasi totalità dei browser è IE portando (haimè) molti sviluppatori di siti internet a realizzare codice non conforme alle specifiche ma soltanto a Internet Explorer, la famosa frase: “si consiglia l’uso di Internet Explorer X o successivi” magari con il loghettino animato al fianco.
Lo stesso discorso all’incirca lo si può fare analizzando ciò che è successo con Lotus 123 e Microsoft Excel, e chi ricorda WordStar o WordPerfect ? Il continuo rosicchiare utenti agli altri applicativi è stato possibile perchè non esisteva nessuno standard (leggi interoperabilità), così l’azienda con in mano le redini della distribuzione del software è riuscita con la sua posizione dominante a spazzare via la concorrenza.
A lungo andare il mercato ha trovato nei prodotti Microsoft uno standard de facto ed oggi chi vuole utilizzare altri software deve scontrarsi con i noti problemi di compatibilità proprio perchè non cè interoperabilità tra i diversi prodotti.
Oggi stiamo cercando di ribaltare questa logica sbagliata e con dure lotte stiamo ottenendo qualche risultato, il formato Open Document è diventato uno standard ISO/IEC e Open Office è un software di ottima qualità, mentre Mozilla Firefox (l’erede di Netscape, ora divenuto libero) sta riconquistando molti degli utenti persi.
Ma stiamo per rifare gli errori del passato. Oggi uno standard libero per il voice over ip cè, anzi ce ne sono 2: SIP (IETF) e H.323 (ITU-T). Ma il prodotto di telefonia internet più diffuso sta diventando Skype che utilizza un protocollo proprietario che domani, grazie alla sua posizione dominante cercherà di imporre nel mercato. Fermiamo subito la diffusione di questo protocollo proprietario, chiediamo a Skype di adottare un protocollo libero e di mantenere l’interoperabilità con gli altri software, altrimenti domani ci troveremo di nuovo a combattere! OpenWengo , ad esempio, è un software libero che supporta un protocollo standard: SIP, questo significa che puoi scegliere tu l’operatore telefonico che preferisci per chiamare i cellulari o i numeri fissi , inoltre puoi stare tranquillo: domani potrai cambiare software mantenendo piena compatibilità con il resto del mondo.

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